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Moment of Truth

26 Aprile 2021

 

Salviamo l’Assolotto

I pregiudizi che limitano i Quiet Leader

Reading Time 07:23

 

Buondì, come va?
Oggi parliamo di una razza in via d’estinzione.

In questi giorni ho avuto il piacere di confrontarmi con Fabio, un ragazzo con la Sindrome di Asperger. E’ stata una chiacchierata molto interessante e sono uscite riflessioni non scontate. La cosa che più mi ha colpito è stata quando mi ha detto: “Sai, Tommaso, io mi sento come un Assolotto”.

 

Forse lo conoscerai per i numerosi studi sulle cellule staminali, il nome scientifico è Ambystoma mexicanum. E’ una creatura molto particolare, non solo perché è in grado di farsi ricrescere gli arti, e pure gli organi, ma anche perché è neotenica, ovvero conserva caratteristiche da cucciolo per tutta la vita.

 

Lascio a Google ogni tua ulteriore curiosità↗
Ma aggiungo due dettagli utili alla nostra riflessione: il primo è che l’Assolotto è in via di estinzione e le persone lo considerano talmente carino da volerlo come animale domestico negli acquari; la seconda è che vive nella scelta, rimanere nell’acqua oppure accettare la metamorfosi terrena.

 

Ora, perché ti sto dicendo tutto questo?

 

Perché la storia, come tutti sappiamo, è scritta dal vincitore. Vincere significa che puoi raccontare la tua versione della storia e farla vivere nel tempo man mano che i fatti si sono verificati accuratamente . Come il semplice passare del tempo elevi la prospettiva di una persona alla verità assoluta non lo sapremo mai, ma è così. Per essere storia, devi fare la storia.

 

Ma fare la storia, non significa comunicarne il risultato.
Questi cambiano ogni giorno.

 

GO↓ 

Da divinità a Nemo

I pregiudizi dell’organizzazione sociale

 

Gli Aztechi, consideravano l’Assoloto il dio della morte e dei fulmini. Oggi, nelle migliori delle ipotesi, lo chiamiamo Nemo. Ma c’è una ragione fisiologica.

 

Tutti gli esseri umani sono di parte. Siamo limitati in ciò che possiamo percepire dai nostri sensi. Il nostro cervello e il nostro sistema nervoso centrale limitano ciò che possiamo elaborare. Siamo plasmati dalla nostra genetica, dalle nostre esperienze e dalle nostre preferenze. Possiamo superare questi pregiudizi con formazione, disciplina e sperimentazione rigorose. Ma non potremo mai eliminarli completamente. Condividiamo una serie di caratteristiche specifiche della nostra specie. In questo senso, siamo veramente un’unica famiglia: essere umani significa essere “prevenuti”

 

Un pregiudizio che tutti condividiamo è quello della preferenza per “persone come noi”. Ci sono migliaia di ragioni, ma tutto si riduce a questo: siamo semplicemente più a nostro agio con “persone come noi”. 

 

E’ il perché Fabio si sente un Assolotto e il perché abbiamo bisogno dei dati per ottenere una parità tra gli individui nelle nostre organizzazioni.

 

Infatti i pregiudizi influenzano il nostro giudizio quando valutiamo le persone. Per quanto ci piace pensare di aver “scelto la persona migliore per il lavoro / questa persona se lo merita”, sia quando reclutiamo, o promuoviamo, ovvero formiamo squadre, decidiamo su bonus e aumenti di stipendio. Non è discriminazione, è solo la nostra percezione della realtà o della generalizzazione della stessa in quell’esatto momento storico.

 

La percezione così diventa la realtà e la diventa anche del noi, della nostra azienda e del nostro settore. Una condizione pericolosa che può essere risolta indagando il motivo per cui esistono gli stereotipi.

 

Prova con queste domande (ma è solo l’inizio):

  • Tutti nella mia azienda hanno la capacità di innovare ogni giorno?
  • Sono in atto processi per proteggere l’azienda e prendere buone decisioni o sono solo burocrazia?
  • Le persone hanno il potere di prendere le proprie decisioni?
  • Tutte le idee, le persone e le decisioni sono trattate allo stesso modo? Indipendentemente dal titolo e/o posizione?

 

Rispondere “si “ o “no” o prendersi del tempo per farlo è come dire che tengo un Assolotto nell’acquario perché è carino.

Quiet Virtues and Tempered Radicals

Trasformare il mondo passo dopo passo a partire dalla base

 

Fabio, dopo avermi spiegato cosa intendesse, mi ha rivolto questa domanda: “Se tu fossi un Assolotto, rimarresti nell’acqua o ricercheresti la metamorfosi terrena?”. L’incertezza, la paura di cambiare e del non poter tornare indietro, sono una delle grandi conseguenze della nostra alterazione della nostra realtà.

 

Nell’ecosistema digitale, spesso identificata come FOBO (“fear of better option“) e alimentata da chi per essere storia, prova a farla comunicandone solo il risultato. Pensaci un secondo, spesso pensiamo ai leader come uomini coraggiosi e intrepidi, propensi al rischio e capaci di grandi azioni. Li consideriamo come fossero degli “eroi”.

 

Questo perché siamo abituati ad aprire il quotidiano, il feed di LinkedIn, Forbes e compagnia bella e farci ammaliare dagli splendidi risultati ottenuti da altri, quando però, in realtà, il vero risultato sarebbe capirne il percorso. Ma questo è sempre un tabù, a meno che non venga comunicato attraverso il più inflazionato velo di Maya del marketing: la narrazione dell’eroe.

 

Nessuno comunica il fallimento, se non nella misura in cui tutti lo comunicano.

 

Ma Joseph Badaracco, Professore di Business Ethics all’Università di Harvard, sostiene che non siano queste persone con il loro coraggio e con il loro talento a fare girare il mondo, ma piuttosto che il mondo vada avanti grazie alla somma di milioni di piccole e consequenziali decisioni che le persone (che non stanno “sotto i riflettori”) prendono ogni giorno.

 

Baldaracco li chiama “quiet leader”, sono i manager che per affrontare le sfide più impegnative non scelgono azioni eroiche e manifeste, ma agiscono in modo paziente e attento, compiono un passo dopo l’altro e si muovono con riservatezza e senza lasciare vittime. Quello che vogliono è fare la “cosa giusta”, per le loro organizzazioni, per i loro collaboratori e per loro stessi.

 

Quanti risultati di queste persone leggi sul feed di LinkedIn?
Io mi abbonerei in caso.

 

E’ possibile costruire organizzazioni più agili, resilienti e innovative osservando il modo in cui progettiamo il sistema sociale completo piuttosto che concentrarsi su una sola variabile, come il risultato.

 

Diminuiresti il rischio che la tua percezione distorca ancora maggiormente la realtà, rendendo preda dei tuoi pregiudizi persone, potenziali quiet leader.

 

La leadership non riguarda il titolo o il ruolo, riguarda il coraggio, l’istinto, la capacità di seguire e, cosa più importante, la capacità di creare fiducia negli altri.

 

Il nostro lavoro numero uno come esseri umani è lasciare questo mondo migliore di come l’abbiamo trovato.

 

Perché non iniziare liberando l’Assolotto.

 

Digital Innovators No. 87

Intervista a Jessica Malfatto

Speaker – Jessica Malfatto
Voice – Federico Melella

Rubrica: Innovation Spritz

Ascolta la traccia ↗

 

Digital Innovators No. 86

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Speaker – Massimo Giacchino
Voice – Marco Tiberi

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Catobium Stories No. 64

Dalla Strategia all’Esecuzione

Focalizzarsi sulle priorità per avere successo

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Carlo Tommaso Bisaccioni
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